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> Dittatura Palestinese, aiuti a chi ?
micaela
Inviato il: Giovedi, 15-Lug-2010, ore 13:15
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Nella foga di aiutare i deboli e poveri palestinesi, tutto il Mondo sta aiutando un regime dittatoriale unico nel Mediterraneo. Da leggere assolutamente l'articolo che copio/incollo da Corrieredellasera.it:

Gaza, attacco alla modernità

Spiagge vietate alle donne, artisti sotto tiro. Ma anche frustate quotidiane e cantine diventate stanze di tortura

GAZA - Chiede ai pacifisti stranieri che promettono la ripresa dei loro viaggi sulle navi di portare, assieme agli aiuti per i palestinesi, anche un mixer per il suo gruppo musicale (...) «Il nostro vecchio mixer è stato sequestrato dalla polizia di Hamas», spiega, con il timore che anche quello nuovo subisca la stessa sorte del primo. «Siamo vittime di una teocrazia repressiva che in nome della sua lettura distorta dell’Islam vieta la musica libera. Il loro Allah in verde non ci piace per nulla». E’ l’ironico paradosso vissuto dal ventenne Basher Bseiso, cantante molto popolare del “Gruppo della pace” (Fariq Salam) tra i giovani di Gaza amanti del “rap”. Ben riassunto dall’appello che lancia dalla sua casa Jamal Abu Al Qumsan, 43enne direttore della più nota galleria d’arte nella “striscia della disperazione”: «Grazie ai democratici di tutto il mondo che lottano contro l’embargo israeliano su Gaza. Però, per favore, potete in parallelo denunciare anche la repressione di Hamas contro le libertà intellettuali?».


ATTACCHI CONTRO LE ORGANIZZAZIONI GIOVANILI - Le loro sono solo due storie tra le infinite che si possono trovare nella regione. La più scottante ultimamente è quella degli attacchi contro le organizzazioni giovanili. E’ avvenuto il 23 maggio e il 28 giugno, quando una ventina di militanti armati e mascherati di Hamas hanno dato fuoco al campo estivo organizzato per gli studenti sul lungomare dalle Nazioni Unite. E alla fine di maggio (...) la polizia di Hamas qui ha chiuso ben cinque organizzazioni non governative locali. (...) «Vogliono obbligarci a chiudere i campeggi misti. Ci dicono che ragazzi e ragazze vanno separati. Così mirano a sradicare la cultura laica, cercano il monopolio sull’educazione». E’ l’ennesimo capitolo della guerra culturale in atto da tempo. Le ali più oltranziste del fronte religioso vogliono fermare la spiaggia alle ragazze, vietano la privacy alle coppiette non sposate, vedono la musica e le mode occidentali come un pericolo per la “moralità” pubblica. (...)

VERO REGIME - Il problema maggiore è che i testimoni, le stesse vittime, hanno paura a parlarne. Hamas è ormai un regime padre-padrone della sua gente. Punizione non vuole solo dire prigione, o persino tortura, ma piuttosto ostracismo, perdita del posto di lavoro, denigrazione, isolamento sociale. Bseiso parla con rabbia del pestaggio subito lo scorso 28 aprile. «Mi stavo spostando in moto, quando sono stato affiancato da un gruppo di miliziani delle Ezzedin Al Qassam, che mi hanno buttato a terra e picchiato con bastoni. Pochi giorni prima avevano fatto irruzione nel nostro studio e sequestrato video, telecamere, cassette. Ora, con mezzi di fortuna sto preparando una canzone di accusa contro la repressione di Hamas», dice. (...) OMISSIS (vedi articolo integrale on line)

STANZE DI TORTURA - Ma poteva andar peggio. Fosse finito nella ex villa sul lungomare del presidente dell’Autorità palestinese a Ramallah, Abu Mazen, sarebbe restato in isolamento per mesi. Qui raccontano che le cantine sono adibite a stanze per la tortura dei “nemici dell’Islam”. Sono tecniche raffinate. Ci sono spie mischiate ai prigionieri. Meccanismi imparati direttamente dai carceri israeliani. Non esiste militante palestinese sopra i trent’anni che non li abbia sperimentati sulla sua pelle. La pressione psicologica è spesso molto più efficace di quella fisica. Fin qui tutto normale. Nei carceri del Fatah in Cisgiordania, dove la caccia ai militanti di Hamas resta aperta, le tecniche persecutorie sono molto simili. «La novità di Gaza sta nella crescente influenza dei sistemi utilizzati dai Basiji iraniani. Le teste di cuoio tra i gruppi scelti delle Ezzedin Al Qassam sono stati direttamente istruiti da loro. Il fine è quello di imporre una sorta di totale e totalizzante conformismo politico e culturale. Chiunque non si omogeneizza deve sapere che è a rischio. E pochi sono gli eroi. Spesso bastano alcune velate minacce per ottenere l’effetto voluto», sottolinea un noto commentatore locale, che parla sotto la promessa del più assoluto anonimato. Asma Al Ghuol, giornalista impegnata nella difesa delle libertà intellettuali, si è vista di recente sequestrare il computer e minacciare personalmente di essere “amorale” per la sua denuncia pubblica contro la censura a musicisti e scrittori. Una sua collega che collabora con la tv Al Arabya è stata arrestata pochi giorni fa perché scoperta dagli agenti viaggiare in auto in compagnia di un ragazzo che non era membro della sua famiglia.

SCENARIO SIMILE ALL'IRAQ - Abu Omar (è un nome finto), anziano militante del Fronte per la Liberazione della Palestina, esprime la sua dissidenza in privato: produce vino di nascosto nel campo profughi di Jabalia e ne vende 100 litri l’anno. «E’ la mia sfida contro il divieto dell’alcool imposto dagli islamici, contro le ingerenze nel nostro privato, come se fossimo sotto i talebani», dice mostrando la foto di Hassan Mohammad Hajazi, suo amico e attivista assassinato da Hamas nel gennaio 2009 approfittando del caos generato dall’attacco israeliano. «Il dramma è che se mostro questa foto per la strada vengo arrestato». Sono gli effetti perversi dell’embargo israeliano. Uno scenario che ricorda da vicino quello imposto contro l’Iraq di Saddam Hussein negli anni Novanta sino alla guerra del 2003. Il blocco economico, l’isolamento, la messa all’indice generano enormi difficoltà sul piano internazionale per il regime colpito, ma lo rafforzano internamente e gli forniscono indirettamente la legittimazione agli abusi anche più gravi nei confronti delle proprie popolazioni. Sostiene Atef Abu Saief, brillante docente di scienze politiche alla locale università Al Azhar: «Hamas controlla Gaza molto meglio che un paio d’anni fa. Anche se la sua popolarità è in diminuzione. Ma questo non lo potremo verificare. Le libere elezioni, così come nel 2006, sono ormai impossibili. Al meglio, nel caso si torni alle urne, vedremo un accordo sottobanco per la spartizione dei voti con Fatah. La teocrazia di Hamas segna la fine del sogno democratico». (...)Commenta un noto giornalista assunto dalle agenzie stampa straniere che assolutamente chiede di restare anonimo: «La differenza con l’Iraq è che nei territori palestinesi occupati da Israele nel 1967 le elezioni parlamentari del gennaio 2006 sono state stravinte in modo pulito da Hamas contro Fatah. Tra le sinistre occidentali fanno bene a puntare il dito contro i loro governi che rifiutano quel voto. Non è possibile accettare in democrazia solo i risultati che ci piacciono e rifiutare quelli sgraditi. Però adesso non ci si accorge che la popolarità di Hamas a Gaza è in caduta libera. E’ una situazione curiosa e riflette l’antica propensione palestinese a schierarsi sempre contro chi vince. Se oggi si andasse alle urne, in Cisgiordania potrebbe ottenere la maggioranza Hamas, ma a Gaza il Fatah». «Hamas come Hitler, o meglio, come gli islamici in Algeria», rincara Saief. «Ecco perché Yasser Arafat, sino alla sua morte nel novembre 2004, si rifiutò sempre di tenere elezioni con Hamas. Sapeva che un voto libero con gli islamici al governo non avrebbe mai più potuto aver luogo per il fatto molto evidente che la dottrina dei Fratelli Musulmani non dà alcun valore alla democrazia». (...)

HAMAS E L'IRAN - Saief ripete la teoria che va per la maggiore da Gaza al Cairo: Hamas non ha alcun interesse a mettere a rischio lo status quo, non cerca un vero accordo con Abu Mazen, non vuole il voto e neppure contatti con Israele. «Hamas è legata ai Fratelli Musulmani e l’Iran. Controlla una base territoriale, ha un progetto più pan-islamico e molto meno nazionalista. Non cerca il compromesso, vede Gaza come il rilancio della guerra santa globale. (...)
Una volta c’erano studenti che rifiutavano le rare borse di studio all’estero pur di restare a combattere collettivamente l’occupazione sionista. Oggi tutti vorrebbero emigrare e a bloccarci non è solo Israele. L’Egitto fa passare con il contagocce la gente da Rafah. E Hamas concede il permesso di emigrazione unicamente ai suoi militanti. Gli altri sono solo sudditi da convertire alla sua lettura dell’Islam».
Lorenzo Cremonesi
14 luglio 2010
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Tanto di cappello ad un articolo che non è favore di una delle parti ma è a favore della libertà. Ho sottolineato alcune frasi e tolto diverse parti dell'articolo solo per non appesantire l'amato lettore (;))

professore
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Kizoushaidan
Inviato il: Giovedi, 15-Lug-2010, ore 19:16
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Ci penseranno i malesi da poco nella striscia ad aggiungere un po' di classe alla storia, e quelli son tipi che non scherzano (mi chiedo se il lavavetri o il colonnello non abbiano glissato per evitare di attirare la loro attenzione)

In effetti è vero che mi dispiace, è vero che non me ne frega niente di chi ci crede o non ci crede che mi dispiace, ma una cosa è certa: se la sono cercata con una tale assiduità e costanza, hanno ignorato così pedissequamente gli avvertimenti su tale rischio, che alla fine l'unica possibile risposta:

Davvero, che cavolo si aspettavano, invece?
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micaela
Inviato il: Domenica, 18-Lug-2010, ore 13:18
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Nessuna difesa a scatola chiusa, non è il mio stile: certo che eleggendo e/o rafforzando e/o legittimando un pugno di armatissimi fanatissimi religiosissimi non ci può aspettare la libertà di suonare l'organetto per strada al venerdì mattina, ma è anche certo che spesso non c'è scelta tra merda puzzolente e merda meno puzzolente (d'obbligo la seconda se offerta su un bel piatto democratico).
Un filo di dubbio sulle capacità di olfatto dei palestinesi mi resta, seppur confermo che non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace ed, evidentemente, ciò che sembrava più bello a me non è sembrato più bello agli abitanti di Gaza :zitto:

Adesso ce l'hanno la bicicletta ma non è così facile pedalare oppure la bicicletta era abilmente travestita da scooter e solo da vicino si è scoperto che occorre pedalare per farla andare avanti ? :fischio:
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micaela
Inviato il: Martedi, 20-Lug-2010, ore 17:48
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Le donne non deovno fumare in pubblico a Gaza !!!!

Questo sì che è un diritto da difendere :zitto: :enoeno: :mah:

QUI l'articolo da LaRepubblica Blog.it (ORIENT-TALES di F.Scoto)
(...)
E così, dopo il divieto di andare in moto anche se con il marito (è sconveniente che una donna stia a cavalcioni di qualcosa), i tagli a caschetto dal parrucchiere, passeggiare in spiaggia o in strada se non accompagnata da un parente maschio, l’hijab obbligatorio negli uffici pubblici, nelle scuole, nelle università, la scure integralista di è abbattuta anche sul narghilè.
(...)
E così sono scomparsi in questi tre anni di governo di Hamas a Gaza, i locali che vendevano alcolici – ne sono saltati in aria una quindicina – i cafè internet, due sale di incisione, la musica hip-hop e quella delle orchestrine ai matrimoni.
(...)

TIREMM INNANZ :piango:
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